c/o garavaldi, jacovelli, pope, sonego
Di rettangoli – generalmente chiusi , ma da ultimo anche aperti ai lati – Nelio Sonego ne ha disegnati tanti , ma – se non ci sono lacune nella nostra memoria – tutti verticali . Il perimetro è tracciato a mano libera con matite grasse , non interessando all’artista la precisione assoluta: a Sonego basta delineare un campo quale territorio nel quale porre in essere le sue azioni . Disegnato ed individuato in maniera elementare lo spazio , egli vi colloca e dispone segni elementari : punti ,trattini , linee , crocette . Il lavoro di Sonego si sviluppa nell’ambito di una continua evoluzione ( messa a confronto ) di rapporti – interni ed esterni – con lo spazio semplificato , appunto il rettangolo . Ma non si tratta di interventi volti a definire una scansione o articolazione o suddivisione del rettangolo , né c’è alcuna preoccupazione , per così dire , geometrica , bensì un riguardarsi e controllarsi reciproco fra gli elementi , che quasi sempre nel contesto sono della stessa specie : ora quattro punti rossi , ora quattro trattini gialli , ora quattro crocette blu ; ed ognuno , dalla propria posizione , sembra guardare gli altri tre e vi si relaziona .
Più che il simbolico ( che pure da qualcuno è stato colto) è il metodo che interessa Sonego , un metodo investigativo che va all’origine della “ inventio “ e della “dispositio” del “segnare”.
Perciò Sonego persegue la riduzione elementare , i segni fondamentali , e quindi la loro moltiplicazione , la dislocazione degli stessi e con essi , per il loro tramite , la riflessione continua ed insistita sugli elementi primari dell’operare . Nelle carte di Sonego la libertà dell’artista si vincola al rigore del metodo che procede mediante sottili modificazioni . Ancora una volta dalla collaborazione tra libertà e metodo si riforma il magico gioco dell’arte moderna.