Nelio Sonego

Angelo Bertani

1992

Catalogo - Torre Scaramuccia, S. Vito al Tagliamento, 1992

Torre Scaramuccia, San Vito al Tagliamento

Nelio Sonego conduce ormai da tempo una ricerca estremamente analitica nell’ambito della pittura. Fin dalle prime opere egli ha indirizzato l’indagine nella dimensione del segno e del rigore minimale. Negli anni ‘78/80’ le sue geometrie strutturali con linee sottili definivano campi dinamici in cui la pittura raggiungeva un’estrema riduzione linguistica: linea e superficie. In seguito, fino alla metà degli anni ’80, l’artista ha rinunciato anche alla dinamicità implicita dlle diagonali per imporsi la regola austera di una forma pura. Un rettangolo, un rettangolo verticale tracciato con i pastelli sul piano assoluto di un foglio bianco, in una vasta serie di opere sembrava rappresentare la definizione stessa che l’artista voleva dare della pittura: semplicità dei mezzi, purezza dei risultati, sfida ad ogni forma di ridondanza. C’era tuttavia il rischio della tautologia, dell’impasse. Ecco che allora quel rettangolo cominciò a moltiplicarsi per un rispecchiamento virtuale o per una sorta di vibrazione cromatica; ed infine esso diede origine ad un nuovo tipo di immagine in cui erano chiamati a raccolta piccoli ed esili segni: ne nacque perfino un’essenziale poesia evocativa in cui si poteva ritrovare anche l’idea della notte, del cielo stellato, di un ordine cosmico.

Alla fine degli anni ’80 Nelio Sonego, sentendosi in qualche modo prigioniero di una forma troppo rigida, ha perfezionato nuovamente la sua indagine e ha recuperato la dinamicità delle prime opere pur nella definizione di una nuova libertà del segno. L’artista infatti ha ripreso dai suoi primi lavori la forma triangolare che già allora si poneva, a ben considerare, come emblema ad un tempo di equilibrio e di disequilibrio, di stabilità e di instabilità e l’ha fatta diventare elemento di una ricerca sul ritmo e sulla disposizione in cui i rapporti tra i pieni e i vuoti definivano l’immagine.

Poi, negli ultimi due o tre anni, v’è stato un ulteriore approfondimento. I triangoli hanno incominciato a trasformarsi da segni in gesti (sia pure di natura molto controllata), hanno iniziato a curvare i propri lati, a formare su di un vertice una specie di nodo o cappio. Disposti in serie verticali o a riempire l’intero foglio, tracciati con pastelli di colori diversi, tali triangoli hanno composto allora una scrittura segnica fluente, sciolta, musicale. Variabilità e regolarità, libertà e metodo convivevano in equilibri costruiti per rapporti intuitivi.

E’ di questi ultimi mesi una nuova riduzione linguistica, una nuova fase sistolica. O Sonego dispone al centro di un foglio quadrato e rigorosamente bianco solo quattro segni, quattro dei suoi triangoli. La loro composizione ripete la forma del foglio; i loro colori sono disposti a chiasmo, secondo un ordine incrociato. Ma, talora, pure il colore scompare, i segni diventano neri, il bianco del foglio li circonda. Con queste opere recenti l’artista pare voler rinunciare nuovamente alla dinamicità del gesto e del colore per ritornare ad un’analisi estremamente austera. Cerca consapevolmente il limite ultimo della pittura, là dove essa possa trovare una definizione grazie all’assenza più che alla presenza di elementi costitutivi. Egli in tal modo sfida il silenzio.