Nelio Sonego

Claudio Cerritelli

1991

Catalogo - Viaggio lineare, Chiesa di S. Gregorio, Sacile, 1991

Il «Viaggio lineare» di Sonego

Poco più di un decennio di lavoro e già diverse mutazioni , aggiustamenti , nuovi cambiamenti di rotta : questa sembra essere la caratteristica di molti giovani artisti entrati in scena negli anni ’80 , con quella libertà di movimenti e di gesti che oggi vediamo essere ridotta ad un minor raggio d’azione .

Cambiamenti e mutazioni sono avvenuti anche nella storia del giovane Sonego , con la particolare virtù di una interna e caparbia esplorazione del segno , della linea , della metodologia di costruzione dell’immagine e della successiva liberazione dalle sue stesse regole .

Il “ Viaggio Lineare” di Sonego inizia in un modo del tutto diverso da quello che oggi possiamo osservare , un’origine che tuttavia permette di comprendere lo sforzo di assecondare una biologia del gesto che mi pare il problema umano e linguistico più evidente nelle prove fin qui sostenute dall’artista . Inizia , dunque , questo viaggio che è soprattutto un sogno lineare , con una serie di geometrie strutturali disegnate tra il 1978 e il 1980 , fogli dall’aspetto fortemente progettuale , configurazioni precise di linee che fanno pensare a spazi architettonici , a prospetti di luoghi virtuali che il segno restituisce in tutta la sua essenzialità . Tuttavia l’aspetto progettuale non è vissuto fino in fondo , ammette al suo interno la pausa e la condizione del vuoto , ci sono disegni che giocano su uno spazio aperto , non completamente definito , una condizione che va completata dalle possibilità dell’immaginazione . Le linee fatte ma mina , sgranate , tirate col righello , fanno pensare ad un artista completamente diverso dall’odierno temperamento vissuto come gesto rapido e impulsivo ; eppure il “viaggio lineare” scaturisce proprio dalla precisa condizione di questi fogli che oscillano dal progetto all’opera , in attesa di un ulteriore approfondimento . Il colore appare come una breve eccitazione lineare , presenza minima e razionale che sottolinea l’incontro o la distanza delle linee più che presentare se stesso come campitura autonoma .

Dopo questa evocazione di spazi architettonici Sonego passa ad indagare , tra il 1981 e il 1986 , l’idea di un “rettangolo verticale” , una forma non più vissuta come spazio generico , come fissità di un progetto inalterabile , ma intesa come soglia sensibile che muove al suo interno altre soglie , altre linee , altri punti di vibrazione nel segno .

Ora Sonego lavora direttamente a mano libera , non ha più bisogno della direzione geometrica , entra in rapporto con l’immagine del rettangolo come se si trattasse di una traccia memorizzata nel movimento della mano . Con gessetti e carboncini l’artista capta l’impulso in una forma instabile , incerta , sdoppiata volta per volta lungo le diverse tracce di lettura . C’è sempre bisogno di un rettangolo nero dentro la soglia infinita degli altri rettangoli segnati nel foglio , serve a dare profondità , ulteriore vibrazione al segno per evitare l’appiattimento della percezione in una situazione puramente grafica . Sonego sa infatti intuire le possibilità cromatiche dentro i mezzi puri e radicali della superficie , anche quando usa fogli neri c’è una particolare apprensione verso la luce che risiede nelle pause tra linea e linea , tra rettangolo e rettangolo . Il quale , dopo la prima intuizione di libertà , diventa più controllato , ritrova la vena progettuale , la dimensione dei pensieri razionali guidati da regole percettive di carattere strutturale .

E’ una breve concessione che Sonego fa al metodo , al programma , alla definizione di campo del suo operare . Si tratta di un nutrimento di natura concettuale che permette di osservare il grado zero dell’iconografia geometrica da vari punti di vista : lo schizzo , il progetto che contiene altri progetti , l’appunto che allude allo spazio ambientale , alla collocazione delle linee in campo aperto ( come era avvenuto in una installazione di linee di un triangolo oggettuale in un parco pubblico , qualche anno prima ) .

Dall’intreccio di tutte queste indicazioni Sonego opera una scelta in cui è attualmente impegnato , siamo a metà degli anni ’80 e compaiono i primi triangoli colorati d’istinto , di prima intenzione , rapidi e veloci in tutta la loro risoluta presenza . La ripetizione ora non avviene all’interno del medesimo spazio-soglia del triangolo ( come era avvenuta per il rettangolo ) ma si dispone dentro lo spazio del foglio , a diversi livelli di altezza , nelle posizioni più inventate , per quanto sia possibile inventare nuovi modi di occupare un piano ben definito .

In una prima fase questi triangoli giocano tra pittura e disegno , alcuni dipinti completamente con un colore liquido e gestuale , altri appena disegnati , tracciati sovrapposti con un rapido tratto di gessetto. Pieni e vuoti entrano in azione , alludono ad uno spazio dentro e fuori dei limiti stabiliti , retto da una tensione che spinge i vertici della forma ai margini , costantemente proiettati verso la dimensione della parete . In altri casi i triangoli sono disegnati a tratteggio per variare il rapporto percettivo tra i pieni e i vuoti , oppure iniziano a sovrapporsi in modo più frenetico , come in rotazione intorno ad un nucleo invisibile . In seguito , e siamo verso la fine degli anni ’80 , i triangoli si svuotano completamente di colore , diventano il puro profilo del triangolo stesso , linea colorata che si trasforma in una veloce cifra ripetuta ossessivamente in verticale , come memoria di un ritmo primitivo . Essendo i segni stessi costruzione di uno spazio primordiale , istintivo , una scrittura dello spazio instabile per una possibile rappresentazione . La supremazia della ripetizione del segno allontana sia la sensazione di vuoto decorativismo sia l’impressione che possa esserci un codice invariabile . In effetti tutto è fluttuante nello scorrere di energie fissate in questi gesti ricorrenti di Sonego , non c’è codificazione ma libera articolazione di un automatismo ben individuato e introiettato . Non c’è decorazione ma valore primario del ritmo lineare , emozione di segnare il foglio bianco come se fosse sempre la prima volta , di dipingerlo con una necessità che si svolge all’interno del gesto pittorico , senza altra mediazione che il proprio impulso .

Si tratta di cogliere un senso dell’ordine e della costruzione lineare che risponde unicamente alla dimensione energica dell’immagine , avendo Sonego già attraversato tutte le preoccupazioni di carattere analitico . Conta l’energia , immediata sera del gesto sul foglio , da tenere o da buttare a seconda del risultato , senza pentimenti , con un tempo di esecuzione e di lettura altrettanto immediato .

Nelle prove più recenti il segno va solidificandosi con un maggiore peso espressivo , la ripetizione del triangolo-segno si riduce , si dilata l’icona in una concreta fisicità che lascia tracce di dripping , piccole macchie schizzate via per inconsapevolezza o per repentina decisione . La visione si fortifica attraverso lo scorrere di impulsi plastici che galleggiano sul bianco facendo vibrare fortemente i contorni , e restituendo in tutta la sua complessa storia il rapporto persistente del nero su bianco .