Quali elementi definiscono oggi un artista contemporaneo? Si suppone innanzitutto la sua presenza temporale, che determina sempre un modulo di misura e designa una configurazione tra il tempo e lo spazio della rappresentazione. Alla proposta di un tempo fisico viene però a far seguito quella di un tempo psicologico, definito dal clima dentro al quale l’artista opera uno scatto tra la sua formazione e l’azione che la descrive.
Al tempo fisico e al tempo fisiologico, cui siamo naturalmente sottomessi, si aggiunge la scelta individuale di ognuno che conferma una personale posizione estetica. In questo contesto, Nelio Sonego applica alle sue opere un’applicazione visiva che si trasforma in avvenimento visuale quando il tempo di percezione delle geometrie diventa simultaneo con la distribuzione della luce e si manifesta in progressione lenta e con cavità interposte che scandiscono il fascino di un tempo- movimento.
In queste sue ‘geometrie imperfette’, il colore è veicolo di incandescenza visiva e di persistente luminescenza: qualità puntualmente riscontrabile nel decorso del suo operare. Già dai primi cicli pittorici, che segnano il periodo dalla metà degli anni settanta alla fine del decennio successivo, Sonego affronta da subito una personale ricerca sul movimento del segno e determina la funzione di un ritmo alternato per nuove percezioni illusorie.
Fin dai primi lavori, denominati: Accademia, l’artista sottintende allusioni simboliche di simmetricità degli ordini spaziali che tendono a cancellare la figurazione fino a far emergere una struttura visuale ricca di vibrazioni cromatiche. In questa sua ricerca, Sonego si avvicina alle problematiche cinevisuali per una sintesi che guarda al colore-spazio-tempo-movimento riflessa dentro ad un nuovo piano di oggettività visiva.
Saranno poi i cicli di opere successive: Strutturali; Rettangolare Verticale; Striangoli e Argoangoli ad esporre la svolta verso un minimalismo concettuale che dichiara la natura del segno quale unico elemento attivo di un apparente casualità espressiva.
Nonostante questo non abbiamo però ancora definito completamente il ruolo dell’artista all’interno della sua contemporaneità, ma tanto basta a suggerire stimoli interessanti al critico sollecitato a leggere o rileggere l’opera di Nelio Sonego.
Partendo dalla cognizione di un tempo sospeso, quello della ricerca o dell’attesa, l’artista elabora le sue strutture combinando insieme segni concreti che si posano sulla tela come riflessi semantici di una narrazione sviluppata a capitoli. Ecco perché rimane importante la determinazione del ciclo nell’opera di Nelio Sonego, che non è mai ripetitivo e pur rimanendo un’opera a se stante, altresì induce a cercare il seguito in quanto, solo nella sequenza seriale sarà possibile rintracciare tutto il vissuto dell’artista.
Ma con ciò non abbiamo ancora definito la natura del segno, questa chiave del pensiero che diventa azione, e nell’opera di Sonego esso è ancora un’immagine significante che non adduce al significato ma ne rivela la schematicità. Qui l’artista stabilisce un sistema di connessioni
multiple e l’operazione visuale è più complessa perché determina la condizione fisica dell’azione pittorica, che non è più astratta, ma si trasforma in soggetto tangibile, strumento di riflessione e di approfondimento.
L’opera d’arte, e il dipinto in particolare, è da sempre un dispositivo di comunicazione visuale e, al di là della sua funzione pratica o di quella puramente ‘decorativa’, svolge un ruolo assolutamente indispensabile allo sviluppo della conoscenza.
L’operazione artistica nei riguardi del reale sta dunque in una riduzione sempre più concreta del suo ruolo attivo, quello di descrivere per intenderci: la figura o il paesaggio di riferimento, per arrivare invece alla definizione di un segno che li comprenda e li esprima in un differente piano d’intelligibilità.
Qui mi accorgo come un eccesso intellettualistico abbia forzato la mano al critico, ma la pittura è innanzitutto rappresentazione di uno stato d’animo quasi sempre complesso, e quindi non mi sembra corretto semplificarne il senso e relegarlo soltanto dentro a una procedura narrativa.
Il processo vitale di metamorfosi del soggetto, quel suo magico e speciale presentarsi agli occhi del pittore, per cui esso non sarà più tale, ma subito si trasforma in un mondo di relazioni ‘altre’, rimane per Nelio Sonego la condizione principale del suo lavoro.
La serie realizzata all’inizio degli anni duemila: Orizzontale Verticale è la testimonianza attiva di un procedere simultaneo verso la definizione di nuove prospettive artificiali perché sulla tela non rimangono altro che segno e colore a identificare il pensiero dell’artista.
Già nel 1978, partecipando alla 62a Collettiva dell’Opera Bevilacqua La Masa, Sonego si presenta con due tele che dichiarano nei titoli il totale anonimato della rappresentazione: K-1680-23; A-845-44, in quanto la conversione radicale del segno è appunto ‘irreale’ e affiora ad esistenza solo nell’astrazione, e di conseguenza la denominazione riporta solo i numeri di un arido inventario.
Contrariamente a quanto afferma Lévi-Strauss, il rapporto tra l’arte e la realtà non è mai così diretto in quanto l’atomismo combinatorio non risolve il problema della connessione tra i due mondi che restano comunque distanti e paralleli nello stesso tempo.
La pittura investe il mondo certamente da un punto di vista visivo, ma ciò non significa per immagini concrete e riconoscibili, cioè per vedute reiterate di un soggetto/oggetto che sarebbe così destinato a una mera fotografia pittorica. Il colore e la forma restano dunque gli unici strumenti a disposizione dell’artista, anch’essi saturi di realtà, ma nello stesso tempo liberi verso l’esperienza di una fitta rete di sensazioni differenti.
Ma se il primo livello di articolazione per la pittura è naturale, e consiste cioè in una manipolazione della componente visibile, allora l’artista si vede costretto a partire da questo per sviluppare una significazione oggettiva del suo lavoro. Forse anche per questa coerenza, nei suoi dipinti recenti Nelio Sonego è sempre più portato a togliere piuttosto che ad aggiungere elementi riconoscibili all’identificazione con il reale. Così, il ciclo: Oscuro/Orizzontale/Verticale del 2018, dichiara l’assenza di colore, per quella dominante del nero tracciato con un segno deciso che accentua la luminosità del bianco della tela decisamente persistente e accecante.
Si tratta di un vedere transitorio, è questo a mio avviso il primo codice di articolazione visiva che si evince guardando il nuovo ciclo di opere di Nelio Sonego. Disposti a parete e in moduli installativi, questi suoi dipinti reclamano l’occupazione di uno spazio multiplo, casuale e organizzato nello stesso tempo, per la disposizione di un percorso associativo.
Il ritmo che ne deriva è risolutamente strutturale, quasi una partitura musicale che procede per contrappunti e intervalli stabiliti dalla metrica compositiva, e dove la nota di rosso s’interseca come un elemento di saldatura.
WUn altro capitolo importante del suo lavoro è quello legato alla realizzazione dei Libri d’Artista,
documenti necessari a rintracciare le risonanze tra l’arte visuale e la poesia, per una connessione tra il grafismo del segno e quello della parola.
In questo suo procedere, Nelio Sonego collabora con alcuni poeti contemporanei tra i quali: Alfonso Filieri, Alberto Vega, Carlo Marcello Conti, Francesco Giusti e Alessandro Cadamuro, ma il legame più solido è forse quello instaurato con il milanese Carlo Invernizzi. I libri realizzati dal binomio: Sonego-Invernizzi restano la testimonianza visiva di un perfetto accordo formale. La serena poetica di Carlo Invernizzi reclama un segno morbido che l’artista depone sulla carta come un suono ovattato, come un respiro dell’anima.
Il cuculo, Secretizie, Risonanze d’infinito niente, Il canto silente, contengono già nel titolo gli indizi premonitori per un’indagine tra l’interno e l’esterno di noi stessi. Ma la strada può essere osservata anche attraverso i vetri della finestra, in questo modo i rumori ci arrivano attenuati da un filtro artificiale, trasparente ed opaco nello stesso tempo.
Poesia e pittura diventano così il filtro naturale per la pulsione dei sensi e mantengono viva la tensione di questo nostro transito quotidiano. Il mantenimento di questa tensione attiva tra la pittura e la sua struttura formale appartiene fermamente a tutta l’opera di Nelio Sonego e diventa fil rouge di uno sviluppo in bilico tra il pensiero e l’azione. Perché l’artista è sempre l’artefice primario di ogni consapevole illusione e scava dentro a ogni possibile meandro per districare l’enigma irrisolto tra l’arte e la vita.