In questa mostra sono rappresentati i tre cicli fondamentali del procedere di Nelio Sonego.
Se ne tenta qui un sintetico profilo.
Si segue la sua genesi negli “Strutturali” e il loro articolarsi nei successivi “Rettangolare Verticale” e “Orizzontale Verticale” fornendo di ogni ciclo testimonianze delle interne e successive variazioni.
All’inizio
All’inizio si coglie l’avvicinarsi del pensiero del pittore ad una personale concezione dell’universo.
Il suo spazio viene dedotto più che dalla sua fisica e realistica osservazione, da una sua idea “platonica, da un concetto.
Una superficie bidimensionale piana, bianca e vuota, infinita.
Questo spazio-nulla non è inerte.
La sua vastità è attraversata da correnti di forza, visibili e crepitanti scie energetiche di corpi-punto sfreccianti di moto continuo e lineare nello spazio bidimensionale.
Essi disegnano tracciati che, come le code delle comete in certi notturni cieli, si stagliano per un tempo effimero contro il bianco uniforme dello spazio, sfrecciando in tutte le direzioni del cosmo.
Si ha l’impressione che Sonego, su questo immenso piano cosmologico, navighi “alto” con sguardo telescopico e ritagli su quella superficie, a suo proprio arbitrio, un riquadro infinitesimo, una rinserrata regione “geometrica” di osservazione.
Ne osserva la vita zoomando nel suo “dentro” singolare. Ne scopre l’accadere visibile.
(Procede in questa ebbrezza conoscitiva da quarant’anni, navigando in questo infinito, ritagliando e ritagliando dall’alto, in questa rotta cosmica, “porzioni” di questo tutto. )
C’è lui, l’universo sotto di lui, tante regioni contenute nello stesso, tante porzioni spaziali elementari a loro volta contenute nelle regioni.
Il più piccolo spazio riquadrato, l’irriducibile elementare, è lo spazio di un “soggetto”: insieme osservato e osservante, entro sé agente e pulsante.
È lo spazio di un uomo entro l’infinito, da esso circondato, da esso infuso.
Un quadro.
Un rettangolo sacro.
Uno spazio degli eventi.
Il quadro per Sonego è una struttura percettiva, metaforica e spirituale. Il procedere dell’artista un percorso sacrale.
Primo periodo
Strutturali
In un primo momento, quello aurorale della creazione del mondo, (l’artista è un creatore in sviluppo, ha una storia), nel riquadro significante l’artista cattura e rende visibile per parzialità e allusioni metaforiche, la presenza dell’invisibile demiurgo che presiede l’universo: il suo “vuoto” e insieme quelle scie energetiche di moto infinito che il quadro attraversano e scuotono, venendo dal nulla e nel nulla sperdendosi.
Ma assieme a loro una nuova apparizione nel fermo-immagine si fa strada e occupa la scena.
Entro lo spazio del riquadro, miracolosamente, un altro creatore “finito” crea entità finite: segmenti tutti compresi entro lo spazio della rappresentazione, o in esso originati per poi debordare nell’incognito oltre i bordi o, infine, provenienti dall’oltre e che qui, nel momento topico di un momento illuminante, con l’ultimo barlume di esistenza trovano fine.
Queste entità finite producono configurazioni loro proprie, uno spazio di rapporti, relazioni posizionali, “figure”. Parallelismi, incroci, parallelepipedi, triangoli……
Il “quadro” (dell’uomo) è il luogo dove il finito in azione si relaziona visibilmente con l’infinito che lo attraversa.
Una dinamica in atto che inventa in sé stessa configurazioni e spazi provvisori.
Il quadro diviene un mondo in cui le due fondamentali polarità dell’esistere sono compresenti, parlanti tra loro, intersecandosi e relazionandosi: finito e infinito, universale e particolare.
Un mondo che per fattura di ritmo, peso-spessore, colore, intervalli ricorda (e vuole?) fare musica con pittura. Un andante, un piano, un allegro, un grave…..
Rettangolare Verticale
La seconda fase del lavoro di Sonego (con i suoi cicli di Rettangolare Verticale e Orizzontale Verticale più volte ripresi nelle loro strutture di fondo in incessanti variazioni) inventa uno scenario che, seppur collegato al primo degli Strutturali, muta la sua percezione e i suoi “abitanti”.
Non più un universo bianco e vuoto attraversato da linee-forza; ma uno spazio universo colmo di energia come colore vivente, respiro fondamentale dell’universo, suo tessuto connettivo.
Questa pulsazione universale riassorbe in se le linee-estensione precedenti, diviene materia stellare compatta e in tutto presente, di tutto sostegno ed essenza.
Penetra tutti i corpi in scena
Essa varia le sue manifestazioni coloristiche di ciclo in ciclo (bianco-latteo, grigi perlacei, neri stellari): un baluginante spazio monocromatico (quanto è importante la tecnica in Sonego!) che è correlativo oggettivo al mutare dei suoi complessivi e transitori stati sentimentali.
E su questo universale “colore” ecco sorgere gli eventi finiti che da quello si staccano divenendo nette forme, soggetti: nell’universale si stacca il tempo dell’uomo nelle sue tante apparenze.
In Orizzontale Verticale è l’apparizione di una nube di segni provenienti dal nulla e dal suo vento turbine, che nel corpo finito dell’uomo scatena il suo temporale energetico
Oppure, come in Rettangolare Verticale, è l’apparizione di una figura chiusa, quadro nel quadro , un Rettangolo; in un primo tempo con netti confini, vivente all’interno di sé di una realtà sconfinata e libera di gesti (a mano libera) in cui al lineare si affianca la curva, un ghirigoro infantile, una circonferenza-fiore, che giocano il tempo effimero di un libero fluire infantile, che tentano la gabbia che le imprigiona, creando varchi e spazi nella continuità dei suoi bordi per andare nell’oltre, per farlo partecipe della sua leggerezza-.
Oppure, come in Rettangolare Verticale, in un’altra variazione del ciclo, dal fondo uniforme si stacca una figura chiusa e finita, “vuota” internamente (in realtà dello stesso colore dell’universo), in cui o un singolo rettangolo (ma mosso nei suoi lati) o un insieme dinamico di sovrapposizioni degli stessi, narrano le loro interiori vicende.
Una figura pulsante, vivente nel territorio dei sui bordi, compressa nel suo finito: chiusa dall’universo e che chiude un universo. E da questo scontro piegata, vivacizzata, vitalizzata.
È questo territorio di confine che vede e tocca assieme l’infinito fuori di lui e l’infinito dentro di lui, ad essere il luogo cruciale del soggetto.”.
Questo limite pulsa, fa luce, fa figura.
Qui è il luogo della forma-luce effimera e illusoria, dei segni che la incarnano, delle pressioni, delle liberazioni.
Il meraviglioso spazio del confine. Il tempo e lo spazio dell’uomo.
Li è insediato il suo motore evocativo, la sua chiamata, il suo abitare.
Giano doppia vista.
E chiama il fuori e il dentro. E di entrambi, pulsazione su pulsazione, si compiace.