Per gli artisti del Rinascimento le relazioni geometriche sono l’impalcatura del mondo: la misura dell’uomo e della natura. L’armonia è geometria applicata al visibile e all’udibile. In musica, pittura e architettura è sempre questione di proporzioni. La geometria sovraintende alla prospettiva, la prospettiva mette ordine al caos. Il reticolo geometrico che durante tutto il medioevo è servito come supporto per tracciare decorazioni, per produrre oggetti di artigianato, diventa l’ordine intimo delle cose. Le relazioni tra la figura e lo sfondo si basano sui rapporti geometrici. Le leggi dell’ottica si fondano sulle traiettorie della luce: nella luce si palesa la struttura matematica della Creazione. Le forme che compongono la superficie delle cose si trasmettono sotto forma di punti, attraverso i raggi visivi. Tuttavia sono le forme ad essere percepite, i suoni ad essere uditi, i rappor- ti armonici tra le cose restano invisibili. Le relazioni geometriche restano nascoste.
Nella pittura di Nelio Sonego sono i rapporti geometrici tra le cose ad essere visibili, mentre è il mondo a diventare latente. L’uomo e l’ambiente non sono annullati, semplicemente devono esse- re ricostruiti nella mente. Il processo creativo si completa con l’immaginazione. Nel processo di riduzione della complessità, di semplificazione delle forme, si rovescia il rapporto tra struttura e figura. Come se in architettura improvvisamente comparissero le linee di forza che determinano l’equilibrio dinamico e statico degli edifici e ne svanisse la corporalità. Dell’esoscheletro delle cattedrali gotiche restasse percepibile solo il telaio degli archi rampanti che trasmettono ai pilastri la spinta del tetto e delle ogive, Tuttavia ogni piegatura, ogni deviazione del tracciato geometrico corrisponde ad una metamorfosi dell’immateriale. La commutazione dei tracciati geometrici non è calligrafia, ma trasformazione delle linee di contatto funzionale tra le forme: sinapsi dell’invisibile.
La successione misurata e regolare di linee parallele e convergenti nelle linde tele quadrate, appena intaccata da deviazioni locali, rinvia alla coralità dello spazio costruito, alla regolarità degli impianti urbani e delle architetture moderne, ad una originaria fiducia costruttiva che tratteggia i rapporti collettivi. Tuttavia ben presto lo spazio della rappresentazione abbandona le forme quadrate, equi- valenti e si verticalizza. Piuttosto che indugiare sul racconto analitico, tradizionalmente disposto lungo l’asse orizzontale, Nelio privilegia la dimensione verticale e trascendente. Questo cambia- mento del campo della raffigurazione corrisponde ad una ulteriore semplificazione dell’impianto geometrico, che si fa soglia, spazio di connessione tra due campi d’azione: quello dell’individuo e quello dell’universo, sollecitando un’interrogazione più profonda sul rapporto tra soggettività e collettività. Le linee di forza si trasformano in coloratissime linee di connessione tra l’interno e l’esterno, tra i molteplici piani che si sovrappongono, si intersecano, si piegano, si fondono molti- plicando gli effetti di eccitazione o inibendo le giunzioni emotive, dove la coralità è sostituita dalla singolarità del rapporto tra macrocosmo e microcosmo. Le stesse linee di giunzione qua e là si frantumano, si distendono sulla superficie, ripiegano sul bordo della tela, alludendo alla variopinta trasmissione di impulsi chimici o elettrostatici tra l’opera e l’osservatore, tra la rappresentazione e lo spettatore, non prive di rotture, intermittenze ed interruzioni. Punti di crisi e di contatto, trac- ce che talvolta fuoriescono dal campo visivo e possono essere percepite solo con l’occhio della mente.