(...) L’azione fisico-corporea emerge come un componente fondamentale della creazione figurativa in maniera particolarmente significativa nelle opere, perlopiù di grandi dimensioni, che Sonego ha realizzato dal 2004 a oggi dando loro in generale il titolo di Orizzontaleverticale. Tale denominazione prescrive in modo inequivocabile quale debba essere la direzionalità delle linee nell’esecuzione delle opere e offre inoltre una chiara indicazione concettuale circa l’esatta regolamentazione formale della fisicità del gesto pittorico dell’artista. Mentre nella serie denominata «Rettangolare Verticale», realizzata negli anni Ottanta, Sonego alludeva ancora alla forma e alla posizione di una figura geometrica, nei lavori più recenti egli limita le sue indicazioni solo alla direzionalità delle linee rette che determinano la formazione di un rettangolo, riducendole al loro denominatore più semplice, a segmenti orizzontali o verticali o, se si vuol esprimerlo in altro modo, a tratti orizzontali e verticali tracciati linearmente mediante l’applicazione di colore su una tela. Che queste linee rette poi si incontrino ad angolo retto esattamente nei punti fissati dalle regole della geometria, determinando la formazione dei rettangoli, è una conseguenza logica che non necessita quasi l’intervento regolatore dell’artista: la forma del rettangolo risulta quasi da sé, quando le linee rette vengono tracciate – come fa Sonego – facendo in modo che, in un sistema di coordinate immaginario, nei punti prefissati la direzione di movimento muti da orizzontale a verticale. Le linee guida planimetriche del sistema sono in questo caso i bordi della superficie della tela, il che significa che di volta in volta l’artista esegue i suoi movimenti all’interno del piano di lavoro dato, in modo più o meno accuratamente parallelo al bordo della lunghezza, ossia ai lati della superficie rettangolare del quadro. Le forme rettangolari lineari sono collocate sulla superficie in un modo che varia nelle diverse opere, a seconda di quale sia l’intenzione formale (sarebbe errato, in questo caso, parlare di un preciso progetto compositivo) di Sonego.
Risultano così esposti i pochi elementi essenziali della metodologia di lavoro di Sonego, il quale mostra di partire da una concezione figurativa logicamente pianificata, secondo la quale l’opera deve essere creata mediante una procedura sistematica, razionale e rigorosamente analitica, riconducibile a poche forme primarie assiomatiche essenziali. A ciò corrisponde il carattere minimalista della scelta formale di Sonego, il quale negli ultimi anni si avvale della sola forma-schema del rettangolo, di cui egli sfrutta in molteplici varianti il potenziale di definizione formale. L’artista si trova così a lavorare all’interno di uno stesso complesso figurativo, in cui solitamente incastona e interseca molteplici rettangoli della stessa grandezza, allineandoli e disponendoli sulla superficie figurativa in relazione al medesimo asse, in modo che si differenziano solamente nel ductus pittorico e nei colori. Assomigliano a cornici di diverso colore, ma all’incirca delle stesse dimensioni, che sovrapposte o variamente distanziate tra loro risultano disposte l’una dietro l’altra lungo una linea. Anche qui dunque si ritrova il principio della più essenziale riduzione, proprio della concezione di Sonego, e dall’altro lato la libera disposizione degli elementi formali all’interno di uno spazio compositivo delimitato da rigorose leggi prefissate dall’artista stesso. Le strutture che Sonego ottiene come risultato della stratificazione l’una sull’altra delle cornici rettangolari colorate segnano poi nel corso degli anni, a partire dal 2003, una netta evoluzione verso la compressione e la complicazione. Mentre nelle prime opere i rettangoli venivano accostati molto liberamente in modo che all’interno delle linee fossero ancora visibili sulla superficie ampie porzioni di spazio bianco, a partire dal 2007 Sonego moltiplica i rettangoli sino a creare una compagine fittamente intessuta, in modo che alla semplice corrispondenza tra le singole forme geometriche si sostituisce ora un’unica struttura, costituita di linee parallele di diverso colore vicinissime le une alle altre. Così almeno sembrerebbe a prima vista, perché in realtà la struttura continua a essere costituita dalle forme essenziali dei rettangoli, ora tracciati con linee molto più sottili e allungate, in modo da scomparire quasi nell’insieme compositivo. Solo il contorno di questa partitura così strutturata ricorda ancora la forma del rettangolo, che però non campeggia più nel mezzo del quadro, ma prorompe nella superficie dal lato destro in modo asimmetrico. Ciò significa che la superficie rettangolare fittamente strutturata e coloristicamanete differenziata è tagliata a destra dal bordo del quadro, come se vi entrasse dall’esterno. Ma nonostante le modificazioni introdotte in determinati aspetti della realizzazione figurativa, questa serie di opere mantiene inviolato quel basilare principio di configurazione formale fissato dall’osservanza di due direzioni di movimento. In tutti questi lavori l’artista utilizza il mezzo pittorico fondamentalmente solo per tracciare sulla tela segmenti diritti orizzontali o verticali, e trova la sua libertà espressiva solo nel fatto che l’esecuzione di tali tratti avviene a mano libera senza l’ausilio di una riga. Le inevitabili inesattezze, deviazioni e irregolarità rispetto all’esattezza geometrica, come le linee serpeggianti, certo dettate anche dall’impetuosità del temperamento dell’artista, sono parte essenziale della visione ottica d’insieme e della qualità artistica di questi lavori.
Richiamando la nozione di «mezzo pittorico» si è toccato un aspetto caratteristico di questa serie di opere, che finora non è stato menzionato sebbene esso non assolva a una mera funzione tecnica sia nella concezione che nel procedimento figurativo di Sonego. A partire dal 2003 l’artista impiega delle bombolette spray d’uso commerciale con le quali applica sulla tela del colore acrilico, poiché solo con questo metodo, conformemente alla sua concezione artistica, può riprodurre in modo quasi sismografico mediante un tratto continuo quegli eccitamenti soggettivi che accompagnano e caricano energeticamente il processo artistico. Un pennello, per quanto saturo di colore, è totalmente inadatto a tale scopo. Impiegato sulla tela esso rilascia costantemente colore, e necessita dunque di interruzioni per poter essere ripetutamente intinto, rendendo in tal modo possibile riprodurre in un unico decorso la durata del flusso motorio. Il semplice impiego del pennello non consentirebbe neppure di ottenere il risultato visivo auspicato, ossia una linea che sia in ciascun punto egualmente marcata, omogenea e di un’intensità coloristica unitaria, senza impurità e interruzioni visibili. Per contro la bomboletta spray risponde esattamente alle esigenze della concezione pittorica di Sonego, che se ne avvale per realizzare secondo un serrato processo esecutivo, attraverso un unico decorso motorio in senso orizzontale e verticale, dei rettangoli lineari in cui dà espressione alle sue «ossessioni» creative e al contempo rende visibili le tracce del suo processo manuale. Legge e libertà vengono così egualmente rispettate e dalla loro sintesi emerge quella qualità estetica che contrassegna in modo essenziale le opere di Sonego.