Nelio Sonego

Sabina Zannier

1997

La fisica della pittura. Ci pensa Nelio Sonego, da “Messaggero Veneto”, (Udine), 25 febbraio 1997

La fisica della pittura. Ci pensa Nelio Sonego

Triangoarcoli: neologismo che già di per sé cattura la nostra attenzione, conducendoci sul fronte della geometria alludendo a una lieve virata delle sue terminologie. Così intitola le ultime opere il sacilese Nelio Sonego. Nel catalogo della personale allo Studio Delise di Portogruaro, il curatore, Giorgio Bonomi, ne propone un’attenta lettura filosofica, innanzi tutto sottolineando la presenza di una sottesa “ energia che prende le due vie dell’esplorazione”. Triangoarcoli indica la sintesi di angolo e di arco, di retta e di curva in riferimento all’identità dei segni reiterati, sempre diversi nel rispetto della gestualità pittorica, ma rapportabili a due tipologie (un triangolo mancante di un lato e un altro, formato da un’unica linea curva ripiegata su sé stessa) che sintetizzano il concetto di apertura e di chiusura, di esplosione e implosione. Il movimento centrifugo e quello centripeto, sotteso ai segni pittorici ormai divenuti veri e propri stilemi personali, “lettere di un alfabeto particolare, come i pettini di Capogrossi”, si ritrovano anche in una lettura più grande della superficie: le tracce sembrano sospese nell’infinito dello spazio, che solo il limite fisico della tela determina in una porzione; ma poi i segni vengono compressi al suo interno, in qualche modo fermati e compattati. Da qui nasce l’attrito fra le due direttrici energetiche, che Bonomi identifica bene nel parallelo con la scienza: “La matematica più dura appare compatta e immobile, ma la fisica ci insegna quanto movimento ci sia al suo interno”