Si prenda una qualsivoglia superficie , e , in seconda istanza , lo spazio infinito ; si definiscano- a piacere : e ciò dà la prima idea della tensione all’infinito - le dimensioni di un rettangolo e di questa figura geometrica si realizzino tutte le possibili modificazioni (rotazioni sui lati e sugli spigoli , creazione di parallelismi e di convergenze , di divaricazioni e di aggregazioni )
Successivamente , si ripeta l’operazione utilizzando uno spettro cromatico progressivo , dai colori primari via via fino alla più complessa policromia possibile .
Quanti saranno gli spazi individuati , le forme realizzate , le linee tracciate , i volumi definiti? Infiniti è l’unica risposta .
E non si è scoperto niente : se qualcuno l’ha fatto , è stato Galilei , un bel po’ di secoli fa .
Eppure , su questo principio è possibile ancora lavorare – e a lungo – per chi si riferisca all’astrazione geometrica in genere , al minimalismo come tendenza , alla “ pittura che riflette su se stessa e le sue componenti strutturali “ come ipotesi di lavoro .
In questa direzione , analizzare una figura geometrica significa inevitabilmente proporsi la pittura come campo d’azione della pittura , la mente umana come campo di riferimento per la ricerca formale , l’arte come la creazione di pure forme , slegate da qualunque rapporto con l’esterno .
Si può , allora , con cura certosina andare a ricercare tutte le possibili combinazioni ; oppure soffermarsi a quelle che più immediatamente affiorano spontanee ; riflettere matematicamente o abbandonarsi al gusto in sé . La conseguenza non può essere che la nascita inarrestabile , progressiva , di forme , composizioni , spazi reali e cromatici che riportano la pittura ad un rigore – astratto rispetto al reale ma compiutamente realizza in sé – che è , alla fine dei conti , un nuovo umanesimo .